Method

To me, being a documentary photographer is to observe reality without manipulating it. In other words, I don’t want to “make things happen”, I want to capture things as they happen.

Essere un fotografo documentarista significa osservare e documentare la realtà senza manipolarla; limitarsi a raccontare ciò che accade, non fare accadere delle cose.

When I’m working on a wedding, my day will start early, with the bride starting to get ready. I do my best to be the very first person to get there, so I can start familiarizing with the surroundings, the venue and the people. That’s when I begin to build trust and create a safe and relaxed environment for us to enjoy such a special day together. Meeting the bride and groom is crucial to me, so I can really get the sense of who they are and be a better storyteller when I’m called in to tell the tale of their wedding day.

La mia giornata di matrimonio inizia presto, dove si prepara la sposa. Cerco sempre di essere il primo ad arrivare. Per imparare a conoscere l’ambiente e le persone che lo abitano. Per iniziare a creare un dialogo, una fiducia, un modo di stare insieme in una giornata così importante. Conoscere gli sposi mi piace e mi è utile, perché mi aiuta ad addensare l’inchiostro con il quale poi proverò a scrivere delle storie.

Sometimes brides choose not to have a photographer participate in their preparation, fearing that such an emotional and exciting phase of the day would be “taken over” by the worst possible kind of photographer: a loud, disrespectful presence that comes barging in your home telling people where to stand, how to smile, where to put things so he can take staged pictures using flash, lights and other showy gadgets. That’s why I really want to make sure the bride knows that my presence will be nothing but respectful, unobtrusive and discreet: my equipment consists in just one backpack containing one camera, two lenses and usually no flash. This light equipment helps me in literally disappearing in front of the bride’s eyes.

Capita (anche se raramente) che la sposa mi dica di non volere le foto della sua preparazione. Visto che si tratta di uno dei momenti che amo di più (perché particolarmente carico di emozioni), cerco soltanto di capire se il problema della sposa sia la paura (lecita) di avere fra i piedi il classico fotografo di matrimoni: quello che entra in casa armato di due o tre macchine fotografiche e che comincia a impartire disposizioni a tutti, spostando cose e immortalando ogni istante a colpi di flash. La mia attrezzatura è costituita da un solo, piccolo, corpo macchina. Nel mio zaino ho due lenti fisse, un 35mm e un obbiettivo da ritratto. E non uso flash. Anche per questo motivo, dopo pochi minuti la sposa si dimentica di avermi attorno.

During the ceremony, I try my best to be as quiet and unnoticeable as possible, out of respect for everyone. When I get complimented about my sobriety from both celebrants and guests, I know I’ve been doing my job well.

Durante la cerimonia cerco di essere più invisibile e silenzioso possibile. Per rispetto nei confronti di tutti. Quelli dei celebranti sono fra i complimenti che amo di più. Insieme a quelli degli invitati, quando mi avvicinano confessandomi di apprezzare quest’insolita sobrietà.

Since I believe my job is to observe and document the natural flow of things, after the ceremony I usually like to go straight to the reception, allowing the tale of the day to naturally unfold from the preparation to the ceremony and the party. I find it is a waste of precious time when photographers “abduct” the bride and groom, sometimes for hours on end, just to get them to some panoramic spot and take those posed, fake photos. When they finally reach the reception, people have been waiting for them for what seemed an eternity. Wouldn’t it be nicer for everyone if the bride and groom naturally followed their guests, welcoming them at the reception and enjoying a glass of prosecco surrounded by their family and friends? This, the beginning of the wedding party, is another one of my favorite moments: I’m always curious to see people interact, and I’m always looking around to capture a laugh, an ironic glance, an emotional moment, a tender gesture. That’s what photography is to me: a mixture of joy, sentiment and irony.

Considerato che il mio scopo è quello di osservare e di documentare la realtà, dopo la cerimonia a me piace andare subito al ricevimento. Continuando così senza sosta il mio racconto: dall’ambientazione agli allestimenti, dagli invitati agli sposi. Trovo infatti che non abbia senso, perdere tutti questi attesissimi passaggi per andare a farsi delle foto posate da qualche parte, magari a decine di chilometri di distanza. Per poi giungere al ricevimento che l’aperitivo è finito, e le persone si sono giustamente stancate di aspettare. Non è più bello, quando gli sposi accolgono al ricevimento i loro invitati e trascorrono tutto il proprio tempo con loro? Questo è uno dei momenti della giornata che attendo con più voglia e curiosità. Perché mi piace, confondermi fra la gente e catturare segretamente sguardi, espressioni, gesti. Intensi ma anche ironici: adoro cercare, connessioni che esprimano gioia e commozione ma anche divertimento. La mia fotografia è questa, in fondo.

Of course, I understand the bride and groom’s fear that skipping the couple’s photoshoot may result in not having the canonical couple shots in the end, but that’s not true! Those pictures will be there anyway, only they will be different, captured during spontaneous situations.

Però capisco che negli sposi (ma anche in qualche familiare) ci possa essere il timore che saltando la canonica sessione di foto posate possano mancare all’appello delle foto di coppia. In realtà non è così: perché se il fotografo sa quello che fa, le foto di coppia ci saranno comunque. Saranno semplicemente foto diverse, cioè vere.

That being said, it doesn’t mean you can’t ask me for a group photo or a couple shots of just the bride and groom in some beautiful setting of your choice: there’s absolutely no problem! I just wish for my potential clients to know me, and to know that I don’t usually do posed pictures, because I don’t like creating fake images (as a result, they will soon become outdated and dull) and also because I find it distracting and wasteful of the bride and groom’s time, especially if to make those pictures happen we need to leave the premises of the party and go somewhere else. Either way, when I happen to work on a couple’s photoshoot I tend to try and disappear, shooting photos from a distance, so that the bride and groom can forget about me and be natural.

In ogni caso, ciò non significa che se gli sposi desiderano farsi fare qualche foto da soli ci sia chissà quale problema! Semplicemente, mi sembra giusto che gli sposi sappiano che io non amo questo tipo di immagini. Sia perché rappresentano una finzione (di conseguenza annoieranno e invecchieranno presto), sia perché mi distraggono dal racconto. Soprattutto se per realizzarle occorre allontanarsi troppo dal luogo del ricevimento. Quando mi capita di scattare qualche ritratto di questo tipo, cerco almeno di fare in modo che gli sposi quasi si dimentichino di me, fotografando da lontano, così da catturare momenti più naturali possibili.

A whole other world (but not entirely) is that of group pictures. I find nothing unusual in wanting some classic group photos, as an all-inclusive memento of those who were there that day: if there’s a purpose photography always served, it is to preserve memories. My personal advice is to limit group pictures to close family, parents and wedding party, in order to spare guests people to have to stand in line waiting to get their picture taken.

Un discorso diverso (ma non troppo) vale per le cosiddette foto di gruppo. Non trovo infatti niente di strano nel fatto che gli sposi desiderino qualche classica foto di gruppo. Anche perché se nel tempo la fotografia ha avuto una dimensione prevalente, questa dimensione è stata proprio quella del ricordo. È altresì vero che se posso consigliare agli sposi di limitare le foto di gruppo a poche persone (genitori, testimoni, parenti più stretti), lo faccio volentieri. Non fosse per altro che per evitare l’effetto “mettetevi in coda lì a destra per la foto di gruppo”.

During the reception, nowadays, people sometimes expect some form of entertainment from the photographer: I’m talking about photobooths, instant photo printing and so on. I don’t do those. I just wish to continue my work in the background, without drawing much attention to it. I want to capture moments and interactions, because a wedding to me is a profound and mysterious microcosm where there’s nothing to do but explore, taking all the time and sensitivity that’s required. So, to be able to continue my work, my exploration, my discreet documentation, I do not offer those services.

Al ricevimento è ancora molto di moda la figura del fotografo-animatore, che cioè non si limita a fotografare (come se raccontare una storia fosse semplice) ma offre agli sposi servizi come il ‘photobooth’ o la stampa delle foto sul momento. Io sinceramente preferisco continuare a lavorare in sottofondo. A carpire attimi e relazioni. Perché il matrimonio è un profondo microcosmo da esplorare a fondo. E per farlo bene servono tempo e sensibilità. Di conseguenza non propongo questi servizi.

Before dinner time, I photograph a few details of the table settings and get some panoramic views of the location. Then I remain at the bride and groom’s disposal (of course I refrain from photographing guests while they eat!).

Prima che tutti si siedano a tavola, fotografo i dettagli dell’apparecchiatura e alcuni sguardi d’insieme. Poi resto a disposizione degli sposi (ovviamente non fotografo le persone che mangiano!).

You may be wondering: still, no flash? Yes. All the way through the cutting of the cake and, of course, when the party moves to the dance floor (another one of my favorite moments!).

Tutto ancora senza flash? Sì. Compreso il taglio della torta e compresi, naturalmente, i balli (uno dei momenti che adoro di più in assoluto).

I choose to leave only when I really feel I have nothing else to give, no story to tell. Then, and only then, when I’m out of inspiration and would be taking photos driven by mechanical habit rather than desire, I choose to leave. I get in the car and I always feel overwhelmed by one thought: I’m so lucky!

Vado via dal matrimonio quando non ho veramente più niente da raccontare. Quando ho finito l’ispirazione. Quando scattare fotografie diventerebbe non più un desiderio ma un tic nervoso, una stanca abitudine. E ogni volta che salgo in macchina mi coglie il solito, meraviglioso, pensiero: quello di essere una persona straordinariamente fortunata.